La Metodologia

Psicogenealogia UmanisticaIl  metodo Psicogenealogia Umanistica, elaborato da Anastasia  Miszczyszyn, utilizza strumenti che permettono di riconoscere l'influenza  delle memorie  degli avi  sul comportamento dell'individuo nella vita personale, affettiva/relazionale e lavorativa.

L'oggetto della sua indagine è scoprire i conflitti ereditati dagli antenati a causa delle condizioni di vita, che non hanno permesso loro di godere dei diritti naturali dell'essere umano e di esprimere pienamente le loro capacità e aspirazioni.

La Psicogenealogia Umanistica si discosta dalla psicologia clinica (non è interessata a diagnosi di sintomi né a metodi di cura) per diventare ricerca storica, biologica e sociologica delle proprie originicon l'obiettivo di valorizzare le risorse dell'uomo e prendere consapevolezza della presenza, nella coscienza umana, di un codice innato di diritti e doveri che, disatteso, è fonte di sfruttamento, sacrifici e ingiustizie e, applicato, produce sviluppo del potenziale creativo in ogni settore della vita, solidarietà e collaborazione nelle relazioni, prosperità ed equità nell'uso del denaro e delle risorse materiali.

La Psicogenealogia Umanistica, perciò, si ispira alla scuola di psicogenealogia clinica francese  (caposcuola Anne Ancelin Schutzenberger) esclusivamente per quanto riguarda il metodo di decodifica delle connessioni tra i dati biografici  di antenati e discendenti nell'albero genealogico e il concetto di eredità psicologica  o trasmissione trasgenerazionale di memorie di eventi, sentimenti e conflitti da una generazione all'altra nel clan familiare.

L'approccio interpretativo della dinamica delle trasmissioni transgenerazionali è supportato, nella Psicogenealogia Umanistica, da altre fonti.

La prima è la Teoria Motivazionale di Abraham Maslow, che individua le principali esigenze biologiche e psicologiche dell'uomo nella gerarchia dei bisogni fondamentali  e identifica  il nucleo della motivazione vitale nel  principio dell'autorealizzazione, cioè nella tendenza naturale dell'essere a sviluppare pienamente le proprie capacità innate a livello affettivo, cognitivo e creativo.

Concetti principali della Teoria Motivazionale:

  • istinti deboli: le competenze istintive della specie umana (fisiche, affettive e cognitive) hanno bisogno della trasmissione d'amore del genitore per essere apprese in modo soddisfacente e completo;
  • bontà intrinseca della natura umana: l'intenzione degli istinti è volta al mantenimento e alla prosecuzione della specie, se l'individuo non è minacciato gli istinti brutali non vengono espressi;
  • codice biologico innato tendente alla soddisfazione dei diritti naturali dell'essere e alla sua autorealizzazione. L'essere umano è istintivamente motivato a sviluppare ed esprimere tutto il suo potenziale di capacità e talenti ( materiali, affettivi e cognitivi e spirituali) e tende all'autorealizzazione di sé;
  • l'individuo si sviluppa in un processo alterno di conservazione e differenziazione dell'eredità ricevuta. ( formazione dell'identità personale in un'alternanza di obbedienza al bisogno di appartenenza al gruppo e al bisogno di riconoscimento individuale).

La seconda è la scuola francese di Psicobiologia Transgenerazionale (Biologia Totale degli Esseri Viventi o décodage biologique) di Claude Sabbah, che teorizza una relazione  costante tra la gerarchia dei bisogni psicologici fondamentali, l'organizzazione del sistema nervoso e gli apparati organici (invariante biologica) e studia  la trasmissione transgenerazionale dei conflitti attribuendo al fenomeno una motivazione biologica, cioè la necessità vitale di registrare nella memoria cellulare ogni conflitto che minaccia l'essere vivente ai fini di trovare, nel tempo,  la migliore soluzione possibile per la sopravvivenza, il benessere e la realizzazione di ogni singolo individuo, dei gruppi familiari e della specie.

Concetti principali:

  • conflitto biologico:  è un conflitto che sorge quando l'individuo non riesce a soddisfare un bisogno esistenziale. Per la coscienza biologica ( paleocervello) si delinea la necessità di trovare una soluzione ottimale; per questo se il conflitto non viene risolto da un individuo, esso viene registrato nella memoria genetica e trasmesso ai discendenti. Per la stessa ragione, una volta compreso il conflitto e trovata una soluzione di ordine superiore, il conflitto cessa di esistere.
  • progetto-senso: è il fenomeno di trasmissione intergenerazionale di sogni e desideri irrealizzati, progetti inconclusi, aspirazioni ideali, ansie e paure inconsce tra genitori e figli. Il processo della trasmissione del progetto è sviluppato in seguito dall'interessante lavoro di Jean Philipe Brébion sull'impronta di nascita.

La terza fonte è la Scuola Sistemica di Filadelfia, soprattutto il lavoro di Ivan Boszormenyi Nagy, che sviluppa i concetti fondamentali per identificare i conflitti trasmessi all'interno del clan familiare: la lealtà familiare invisibile e la giustizia del mondo umano.
La lealtà familiare invisibile è il vincolo di amore biologico dovuto al legame di sangue tra genitori e figli. Il legame sacro di lealtà verso i propri genitori vincola i figli alla fedeltà alla famiglia e al sacrificio di sé, cioè dei propri sogni, desideri, aspirazioni e diritti personali, quando è richiesto dagli eventi e dalle condizioni di vita.
Comprendere le motivazioni della lealtà familiare permette di decodificare e di risolvere comportamenti e scelte negative e distruttive dei discendenti.
La giustizia del mondo umano è il concetto che spiega come le relazioni umane siano improntate a criteri di reciprocità e di scambio equo tra i soggetti. All'interno del sistema familiare l'equo scambio assume configurazioni diverse tra i pari grado e gli appartenenti a ranghi diversi ( diverse generazioni).
Boszormenyi Nagy parla di un registro della contabilità degli scambi relazionali nelle famiglie che attraversa le generazioni e viene trasmesso ai discendenti. I discendenti, anche se ignorano il vissuto degli antenati, tendono a ristabilire l'equilibrio della giustizia sociale, spesso con grandi sacrifici del proprio benessere e dela propria evoluzione.
Svelare le riparazioni inconsce delle ingiustizie fatte e subite degli antenati favorisce una presa di coscienza che conduce a un alleggerimento sostanziale del carico ereditario.

Un altro lavoro importante che il metodo della Psicogenealogia Umanistica prende in considerazione è la sociologia clinica di Vincent de Gaulejac.
Gaulejac analizza la relazione tra la formazione dell'identità personale affettiva e cognitiva dell'individuo nella famiglia e lo stato sociale della stessa, identificando uno stretto legame tra le umiliazioni subite da antenati appartenenti alle classi dominate e i progetti di realizzazione professionale e di promozione sociale dei discendenti (nevrosi di classe).
Un altro aspetto della sociologia clinica è lo studio dell'influenza storico sociale sulle realizzazione affettiva e relazionale delle coppie.

La tecnica fondamentale adottata per la soluzione dei conflitti è la rappresentazione individuale del sistema familiare (reimprinting genealogico o genodramma) che permette di percepire, riconoscere e sciogliere le le emozioni e gli obblighi  trasmessi dagli antenati.

E' basata sulla PNL (tecnica del  timeline reimprinting), sul  “modellamento”  del metodo sistemico fenomenologico di Bert Hellinger da parte di un'équipe di formatori tedeschi e sulla classificazione strutturale del lavoro di sette importanti autori di psicogenealogia francesi e americani effettuata dalla formatrice.

Offre le indicazioni per risolvere:

  • i conflitti di identificazione con la vita degli antenati,
  • i conflitti legati al lutto e alla morte ( morti violente, morti precoci, morti inaccettate e inaccettabili, figli di sostituzione),
  • le riparazioni dei torti e delle ingiustizie familiari fatte e ricevute dagli antenati ( aggressioni, esclusioni, onte, violenze, soprusi, privazioni dei diritti etc.),
  • i conflitti sessuali e della relazione di coppia ( conseguenze di edipo irrisolti, tradimenti, conformità e non conformità nel ruoli uomo/donna, etc.),
  • i conflitti di ruolo nella relazione genitori/figli, ( ruolo del padre e della madre, separazioni, divorzi, famiglie allargate, affidamenti e adozioni, colpe gravi dei genitori e dei figli, interruzioni di gravidanza),
  • i conflitti dovuti all'interruzione della trasmissione d'amore (morte dei genitori, abbandoni, tradimento e ingiustizia ),
  • i conflitti da nevrosi di classe.

La classificazione strutturale dei conflitti permette di riconoscerli sia nel racconto della storia di vita del cliente, sia nella lettura dell'albero genealogico, sia nella rappresentazione spaziale del genodramma.
Le indicazioni di soluzione diventano in questo modo chiare e lineari (quasi matematiche) e, una volta stabilita una relazione di fiducia e collaborazione con il cliente, c'è scarsisima probabilità di commettere errori.